18 Novembre 2015

Made in Italy: la sfida della competizione globale si vince con lo sguardo al lungo periodo

di admin
Un recente studio conferma l’importanza dei mercati esteri e i vantaggi economici di posizionarsi sulla fascia alta del mercato. In uno scenario caratterizzato da criticità legate al contesto internazionale – si pensi alla crisi cinese e all’embargo russo – non basta crescere, occorre produrre meglio e in modo lungimirante

Le trimestrali FTSE MIB di alcuni colossi del lusso italiano riportano lo stato di salute di un settore tradizionalmente forte. A due settimane da Luxottica presentano i dati anche Moncler, Tod’s e Salvatore Ferragamo.

La trimestrale segna l’esordio anche di Yoox-Net-A-Porter, realtà nata a Bologna come portale di e-commerce, quotata nel 2009 che ha avviato la piena integrazione con la piattaforma Net-A-Porter. Un’operazione che ci dimostra l’importanza di guardare ai mercati internazionali e agli scenari tecnologici come driver di crescita.

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Anche a causa dello scenario internazionale il settore vive, più che mai, un momento che offre, rischi ed opportunità. Ma come rendere i campioni del lusso italiani in grado di affrontare e vincere le sfide dei mercati globalizzati? È utile analizzare alcuni dati emersi da uno studio realizzato dalla società di consulenza Pambianco in collaborazione con Deutsche Bank e citati in un interessante articolo di Marta Casadei su Il Sole 24 Ore.

Le esportazioni giocano un ruolo chiave: il lusso ha una quota del 76% che scende al 56% nelle realtà di fascia medio-alta, che hanno una minore brand awareness all’estero, e al 38% del retail. A dominare nel settore delle vendite è il Nord America, che si conferma il mercato nel quale le nostre multinazionali del lusso registrano una quota sempre più rilevante degli utili. 

Le aziende che operano nella fascia più alta del mercato fanno la parte del leone anche in termini di redditività: nel 2014 il margine Ebitda medio del lusso è stato pari al 21,3% contro il 10,4% del segmento accessible luxury e il 10,9% del retail.

Lo scenario internazionale influisce notevolmente: alle eccellenti performance si accompagna la presa d’atto delle criticità legate a cali momentanei della domanda, dovuti sia a trend economici, si pensi alla crisi cinese, sia a crisi geopolitiche, uno fra tutti l’embargo che colpisce la Russia.

L’accesso al credito è sempre un elemento chiave. A questo proposito la finanza – dalla capitalizzazione alle soluzioni alternative – può apportare allo sviluppo delle imprese del settore del lusso un contributo deciso.

Ma per una crescita di lungo periodo bisogna ricordare l’importanza della visione prospettica, spostando il focus dalla crescita a tutti i costi alla produttività del network e del brand.

Per fare in modo che i nostri marchi continuino a conquistare la fiducia dei consumatori di tutto il mondo, è perciò importante raccogliere senza indugi la sfida della produttività. Non basta crescere, occorre produrre meglio e in modo lungimirante. Resiste alle alterne fortune dei mercati solo chi riesce a guardare oltre il day-by-day, mettendo in campo strategie di lungo termine.

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