Made in Italy e Borsa: lavorare insieme per crescere

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Le piccole e medie imprese italiane producono eccellenze apprezzate in tutto il mondo ma generano un mercato dei capitali ristretto. Basti un esempio: l’intero flottante della Borsa italiana vale meno di una singola azienda americana, Google. In questo contesto possono giocare un ruolo importante per la crescita strumenti alternativi come il private equity e i mini bond

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Non è un mistero, almeno per gli addetti ai lavori, che le piccole dimensioni della maggioranza delle aziende italiane sia uno dei temi spinosi della nostra economia. Se da una parte infatti le piccole e medie imprese sono spesso altamente specializzate e creano le eccellenze delle nicchie di mercato apprezzate in tutto il mondo, dall’altro la scarsa crescita le costringe, a un determinato punto della propria esistenza, a cedere a capitali stranieri per continuare a esistere. Come conseguenza la Borsa Italiana costituisce un mercato di capitali ristretto.

Un recente articolo di Repubblica affronta il tema citando un dato che dovrebbe far riflettere: il flottante della Borsa italiana vale circa 340 miliardi di euro, 50 miliardi in meno rispetto a una singola azienda americana, Google. Se poi si guarda al dato del settore privato, che ammonta a 150 miliardi di euro, tutte le nostre società quotate in Borsa valgono quanto la sola Toyota, e 60 miliardi in meno rispetto a Nestlé.

Per dirla con altri termini, la nostra economia soffre ancora di un forte provincialismo, dove una maggioranza di imprese medio-piccole, che possiedono un notevole margine di miglioramento, generano come conseguenza diretta un mercato dei capitali ristretto. Inoltre, queste realtà hanno in genere un contenuto indebitamento medio, che facilita il ricorso alla leva finanziaria per le acquisizioni. Questo ecosistema è ottimale per le grandi imprese internazionali, le quali reputano più vantaggioso espandere la propria struttura attraverso acquisizioni mirate.

In conclusione, le imprese italiane possono trarre vantaggio da un maggiore ricorso ai capitali considerando non solo gli strumenti classici, come l’autofinanziamento e il credito bancario, ma anche i nuovi strumenti alternativi come il private equity e i mini bond, che possono rappresentare per queste realtà un’occasione unica di crescita.

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