Mini-bond e Pmi, il mio articolo su Lettera 43

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lettera43Lo scenario economico italiano presenta grandi sfide per le piccole e medie imprese che intendono sviluppare le proprie attività e che, dunque, hanno bisogno di nuovi capitali.

Ho parlato del tema in un articolo pubblicato su Lettera 43, il quotidiano economico diretto da Paolo Madron. Mi sono soffermato in particolare sul rapporto fra mini-bond e piccole e medie imprese:

In un momento in cui il ricorso al credito bancario presenta qualche complessità può essere utile considerare strumenti alternativi di finanziamento tra cui i mini-bond, che permettono alle piccole e medie imprese di rivolgersi direttamente al mercato dei capitali proprio in alternativa al canale bancario tradizionale.

Ho sottolineato in modo particolare che i mini-bond sono uno strumento particolarmente utile per riconnettere in maniera virtuosa l’economia finanziaria a quella reale:

I mini-bond sono uno strumento con grandi potenzialità in un sistema profondamente “banco-centrico” come quello italiano. La loro progressiva diffusione, ha osservato un report pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Consorzio camerale per il credito e la finanza, ha un impatto determinante sul ristabilimento di un legame tra il risparmio nazionale e l’economia reale, così come sull’attrazione di investitori internazionali. In altri termini, si crea un importante punto di incontro tra l’economia finanziaria e quella reale, nel senso che la prima sostiene la seconda.

Puoi leggere tutto l’articolo su Lettera 43

 

Finanza, economia e Made in Italy, la mia intervista a Formiche

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Girolamo Stabile intervista Formiche«Coniugare finanza e filosofia. Questo è l’obiettivo di Girolamo Stabile, esperto di finanza formatosi nella City, che ritorna in pista con un asset manager tutto italiano, specializzato in strumenti alternativi di finanziamento alle imprese, Kant Capital. Ha il nome di uno dei maggiori pensatori moderni, a cui si rifà la nuova impresa, come si legge sulla home page del sito: “Non c’è dubbio che ogni nostra conoscenza incomincia con l’esperienza”. Sull’incipit della Critica della Ragion Pura si basa l’impianto della nuova avventura di Stabile».

Inizia così la mia intervista con Formiche, nella quale ho condiviso alcune riflessioni su economia, finanza e Made in Italy.

Asset management: interpretare il cambiamento per affrontare le sfide del futuro

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La focalizzazione sui paesi emergenti, la semplificazione, la trasparenza, l’utilizzo delle nuove tecnologie sono gli elementi cardine per interpretare e gestire i cambiamenti in atto. Alla luce dei dati positivi sulla raccolta netta in Italia, occorre affrontare le nuove sfide per imparare a conoscere e dominare i mercati anche nei prossimi dieci anni. Le tendenze più interessanti in un report della società di consulenza Pricewaterhouse Coopers

Nel post precedente mi sono soffermato sul valore della lungimiranza e sull’importanza di comprendere in anticipo i trend che caratterizzeranno il mercato negli anni a venire. Questo non vale solamente per le aziende, ma anche e soprattutto per chi si propone come gestore per conto di investitori e necessita, giorno dopo giorno, della loro fiducia.

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I mercati cambiano ad un ritmo spiazzante, obbligandoci a non farci assorbire eccessivamente dalla gestione del quotidiano e a volgere lo sguardo al prossimo decennio. Quali qualità saranno richieste per svolgere bene il nostro mestiere nel 2020? Come evolverà il settore dell’Asset Management nei prossimi anni? Quali saranno le nuove sfide da affrontare e vincere? La multinazionale della consulenza Pricewaterhouse Coopers ha presentato in questi giorni un report sul settore dell’Asset Management interessante non solo per gli addetti ai lavori. Questi sono i dati e i punti che mi hanno colpito maggiormente e che vorrei condividere con voi.

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Made in Italy: la sfida della competizione globale si vince con lo sguardo al lungo periodo

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Un recente studio conferma l’importanza dei mercati esteri e i vantaggi economici di posizionarsi sulla fascia alta del mercato. In uno scenario caratterizzato da criticità legate al contesto internazionale – si pensi alla crisi cinese e all’embargo russo – non basta crescere, occorre produrre meglio e in modo lungimirante

Le trimestrali FTSE MIB di alcuni colossi del lusso italiano riportano lo stato di salute di un settore tradizionalmente forte. A due settimane da Luxottica presentano i dati anche Moncler, Tod’s e Salvatore Ferragamo.

La trimestrale segna l’esordio anche di Yoox-Net-A-Porter, realtà nata a Bologna come portale di e-commerce, quotata nel 2009 che ha avviato la piena integrazione con la piattaforma Net-A-Porter. Un’operazione che ci dimostra l’importanza di guardare ai mercati internazionali e agli scenari tecnologici come driver di crescita.

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Anche a causa dello scenario internazionale il settore vive, più che mai, un momento che offre, rischi ed opportunità. Ma come rendere i campioni del lusso italiani in grado di affrontare e vincere le sfide dei mercati globalizzati? È utile analizzare alcuni dati emersi da uno studio realizzato dalla società di consulenza Pambianco in collaborazione con Deutsche Bank e citati in un interessante articolo di Marta Casadei su Il Sole 24 Ore.

Le esportazioni giocano un ruolo chiave: il lusso ha una quota del 76% che scende al 56% nelle realtà di fascia medio-alta, che hanno una minore brand awareness all’estero, e al 38% del retail. A dominare nel settore delle vendite è il Nord America, che si conferma il mercato nel quale le nostre multinazionali del lusso registrano una quota sempre più rilevante degli utili.  Continua

Eccellenze italiane e finanza: quali settori e quali paesi tenere d’occhio

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L’Italia costituisce un ottimo target per gli investitori stranieri per la possibilità di garantire una diversificazione del portafoglio e, grazie alla qualità del prodotto, di offrire un ritorno sugli investimenti costante. Per questo diventa interessante non più solo per le aziende nordamericane ma anche per i trophy asset del mondo arabo e del Middle East

Gli investitori stranieri guardano con sempre più interesse al nostro Paese e le recenti acquisizioni, alcune delle quali hanno anche raggiunto le prime pagine dei giornali, hanno confermato la portata e la rilevanza di questo trend.

Analizzare i Paesi di provenienza di questi capitali può rivelare informazioni preziose per capire in maniera più profonda la nuova geografia degli investimenti nel Made in Italy.

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Infatti, l’attenzione verso questo settore non proviene solo più dal nord America. Attraverso i trophy asset, un numero sempre crescente di investitori provenienti dal mondo arabo e del Middle East manifestano sempre maggiore interesse verso le eccellenze italiane.

Forte delle sue caratteristiche culturali e delle sue attrazioni, l’Italia si presenta come un ottimo target per due ragioni fondamentali.

Da una parte, infatti, le aziende del nostro Paese rispondono perfettamente alla necessità di diversificazione del portafoglio a cui questi investitori puntano, a causa della sempre maggiore volatilità del petrolio sui mercati.

Dall’altra il ritorno sugli investimenti è assicurato dalla qualità e dalla cura del marchio che le aziende del Made in Italy possono vantare.

Per queste ragioni, non è difficile immaginare che questa tendenza continui per i prossimi anni in alcuni settori della nostra economia, in particolare per le attività collegate alla produzione industriale, alle infrastrutture, al Real Estate e al fashion.

 

Made in Italy e Borsa: lavorare insieme per crescere

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Le piccole e medie imprese italiane producono eccellenze apprezzate in tutto il mondo ma generano un mercato dei capitali ristretto. Basti un esempio: l’intero flottante della Borsa italiana vale meno di una singola azienda americana, Google. In questo contesto possono giocare un ruolo importante per la crescita strumenti alternativi come il private equity e i mini bond

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Non è un mistero, almeno per gli addetti ai lavori, che le piccole dimensioni della maggioranza delle aziende italiane sia uno dei temi spinosi della nostra economia. Se da una parte infatti le piccole e medie imprese sono spesso altamente specializzate e creano le eccellenze delle nicchie di mercato apprezzate in tutto il mondo, dall’altro la scarsa crescita le costringe, a un determinato punto della propria esistenza, a cedere a capitali stranieri per continuare a esistere. Come conseguenza la Borsa Italiana costituisce un mercato di capitali ristretto.

Un recente articolo di Repubblica affronta il tema citando un dato che dovrebbe far riflettere: il flottante della Borsa italiana vale circa 340 miliardi di euro, 50 miliardi in meno rispetto a una singola azienda americana, Google. Se poi si guarda al dato del settore privato, che ammonta a 150 miliardi di euro, tutte le nostre società quotate in Borsa valgono quanto la sola Toyota, e 60 miliardi in meno rispetto a Nestlé.

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Pastificio di Chiavenna: quando la finanza sostiene il Made in Italy d’eccellenza

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pastificio chiavennaDopo quello di Grom un altro caso in cui lo strumento finanziario sostiene la crescita di realtà di eccellenza del Made in Italy.

Pastificio di Chiavenna, storica azienda italiana del settore food ha ceduto l’82% della proprietà ad Alto Partners sgr, operazione che si è resa possibile grazie all’intervento del fondo Alto capital III.

La compagnia valtellinese, fondata nel 1868, è specializzata nella produzione di pasta dietetica e speciale ed è conosciuta ai consumatori con i pizzoccheri a marchio Moro.

L’azienda ha deciso di ricorrere all’intervento di un fondo d’investimento per farsi supportare nei suoi progetti di crescita nel nostro Paese e all’estero, dove già esporta il 43% del proprio prodotto.

Crescono i nuovi strumenti di finanziamento alle imprese: minibond e factoring

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L’indebitamento bancario rimane lo strumento preferito per l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese italiane ma cresce il ricorso a nuovi strumenti finanziari. Lo racconta un’accurata analisi di Affari e Finanza

Drechslerei Südtirol

L’accesso al credito rappresenta ancora un elemento chiave della crescita delle aziende italiane in uno scenario in cui le banche continuano a risentire della crisi e dimostrano grande prudenza nella concessione di fiducia. Tuttavia si fanno largo nuovi strumenti e nuove opportunità per le aziende.

Come racconta Luigi dell’Olio, in un’accurata analisi pubblicata su Repubblica – Affari & Finanza, strumenti finanziari innovativi come i minibond e il factoring sono in progressivo aumento non più solo nelle grandi aziende italiane, ma anche nelle realtà di piccole e medie dimensioni.  Continua

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