I Social Media stanno cambiando la finanza di Girolamo Stabile

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Come i Social Media hanno cambiato il mondo della finanza di Girolamo Stabile
Come i Social Media hanno cambiato il mondo della finanza di Girolamo Stabile

Ecco come i Social Media stanno cambiando la finanza

L’influenza dei social media è arrivata a toccare e interessare pressoché ogni aspetto della nostra vita: le relazioni personali, anzitutto, ma anche la sfera professionale. Il mondo della finanza non è esente da questo trend. Non è facile delineare con precisione le dinamiche che sono andate innescandosi negli ultimi anni e che legano le piattaforme di condivisione online a chi si occupa di investimenti, in quanto si tratta di un panorama in costante evoluzione, soggetto a una mutazione continua.

Si può tuttavia affermare che i social hanno l’indubbia capacità di favorire la circolazione delle informazioni, per la loro stessa natura, con tutti i pro e i contro che ne derivano. È dunque bene conoscerli, individuare le opportunità che offrono e utilizzarne i canali per rispondere al meglio alle specifiche esigenze. Questo significa, per gli operatori, poter contare su uno strumento in grado di veicolare il proprio messaggio a un pubblico potenzialmente globale: essere presenti su Facebook o Twitter, per citare i due social più noti, significa essere individuabili, creare un contatto diretto con l’utente-cliente e costruire così un rapporto di fiducia quasi informale. Al tempo stesso, chi si trova dall’altra parte dello schermo, può contare su un supporto facilmente accessibile, competente e all’occorrenza capace di dispensare consigli. Non a caso anche i grandi gruppi hanno iniziato ormai da tempo ad offrire assistenza via social o addirittura attraverso le applicazioni di messaggistica istantanea come WhatsApp, Viber, Telegram o WeChat.

Il resto del mio articolo per Social Com qui: Articolo Social Com

Girolamo Stabile

Private Equity e accesso al credito di Girolamo Stabile

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Nuovo articolo per SocialComItalia di Girolamo Stabile su Private Equity
Nuovo articolo per SocialComItalia di Girolamo Stabile su Private Equity

Articolo su Private Equity

SocialComItalia ha ospitato un altro approfondimento, stavolta su Private Equity. Ecco un estratto.

Di fronte alla prospettiva di avviare e far crescere la propria attività, ogni imprenditore si trova a dover valutare le diverse opportunità a disposizione per ottenere la necessaria provvista economica. Non esiste una sola strada percorribile e dunque la decisione dev’essere valutata e ponderata con attenzione, prendendo in esame ogni possibile scenario e sviluppo futuro.

Optare per un accesso al credito mediante un istituto bancario significa dover restituire quanto ricevuto, ovviamente maggiorato degli interessi pattuiti, rispettando scadenze predefinite e concedendo generalmente garanzie a tutela del capitale erogato. Una via che potrebbe essere preclusa alle realtà senza un track record del business, ad esempio nel caso delle startup, ma che al tempo stesso assicura la totale indipendenza nella gestione dell’azienda e il completo controllo sui profitti che si andranno generando.

L’alternativa si chiama private equity e coinvolge investitori disposti ad immettere equity in cambio di una partecipazione agli utili e al capitale.

 

A questo link trovate l’articolo per intero.

Private equity articolo per SocialComItalia

 

Girolamo Stabile

Approfondire il crowfunding con Girolamo Stabile

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Pubblicato su SocialCom a firma Girolamo Stabile

Articolo di Girolamo Stabile su SocialCom Italia
Articolo di Girolamo Stabile su SocialCom Italia

Sebbene nessuno possa affermare con certezza di poter prevedere in modo accurato l’andamento di un business, puntare su investimenti diversificati può rivelarsi una strategia vincente. Anziché scegliere tra una formula che mira esclusivamente sull’una o sull’altra forma di crowdfunding, meglio puntare su entrambe, ricavandone maggiori benefici sul medio-lungo periodo e riducendo il fattore di rischio.

Ecco un mio articolo pubblicato su www.socialcomitalia.com:

Articolo di Girolamo Stabile su SocialComItalia

Startup o realtà affermate? Meglio esporsi al rischio e partecipare ai potenziali profitti o scegliere un rendimento fisso? Un approfondimento di Girolamo Stabile.

Si è soliti far ricorso al termine crowdfunding per definire tutte quelle piattaforme che permettono a chiunque di finanziare lo sviluppo di un’idea o il compimento di un progetto, in cambio di un accesso anticipato al prodotto o al servizio che si intende sostenere economicamente. Gli esempi più noti sono senza alcun dubbio Kickstarter e Indiegogo, vetrine virtuali che consentono a migliaia di team di esporre le proprie iniziative alla ricerca dei fondi necessari per avviarne la fase di realizzazione e la successiva commercializzazione. Alternative come GoFundMe, invece, si basano sulla raccolta di donazioni da destinare a singoli individui, famiglie oppure organizzazioni.

Questo tipo di dinamica interessa da vicino anche il mondo della finanza, muovendo un flusso di denaro in costante crescita a livello globale: 16,4 miliardi di dollari nel 2016 e 34 miliardi di dollari previsti per il 2017. L’interesse nei confronti delle soluzioni peer-to-business (P2B) aumenta in modo esponenziale e si vanno formando nuovi canali attraverso i quali far fruttare i propri investimenti. Conoscere gli strumenti a disposizione è il primo step necessario per chi desidera percorrere questa strada. Va anzitutto chiarita la differenza tra servizi di tipo equity e loan.

I primi mettono in contatto i finanziatori con le realtà alla ricerca di fondi, offrendo la possibilità di partecipare agli utili eventualmente generati dall’attività, di acquisire una quota del capitale sociale e di esercitare potere decisionale nelle strategie da attuare. Una forma di investimento che si rivolge soprattutto alle startup, dunque maggiormente esposta al rischio del capitale, ma al tempo stesso potenzialmente in grado di garantire un ritorno importante. L’esempio più significativo è quello fornito dall’imprenditore tedesco Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e tra i primi a credere nel progetto Facebook, con un investimento da 500.000 dollari messo a disposizione del social network nel 2005, poi arrivato a fruttare 800 volte tanto. Sono riconducibili a questa forma di crowdfunding servizi come Eppela, Fundable e Seedrs.

Gli altri, di tipo loan, costituiscono di fatto delle piattaforme attraverso le quali concedere finanziamenti alle aziende. Vi si rivolgono solitamente le realtà con una forma di business consolidata o comunque già avviata. In questo caso, chi investe tendenzialmente ha maggiore sicurezza di non vedere intaccato il proprio capitale, potendo contare su una restituzione periodica del capitale (generalmente tra il 5% e il 9% ogni anno) aumentata degli interessi maturati. In altre parole, minor rischio, ma con un rendimento fisso e l’impossibilità di influenzare le decisioni della società. È il modello proposto da LendingClub, Funding Circlee Prosper.

A quale forma di crowdfunding affidarsi, dunque? La soluzione ideale può essere rappresentata dal giusto mix. Un portafoglio diversificato, da strutturare attraverso investimenti destinati ad almeno una decina di realtà, da scegliere tra startup con importanti margini di crescita, aziende che già hanno trovato una loro collocazione sul mercato e società invece ben affermate. Una piattaforma come Symbid, ad esempio, mette a disposizione tutti gli strumenti necessari per operare in questa direzione.

Sebbene nessuno possa affermare con certezza di poter prevedere in modo accurato l’andamento di un business, puntare su investimenti diversificati può rivelarsi una strategia vincente. Anziché scegliere tra una formula che mira esclusivamente sull’una o sull’altra forma di crowdfunding, meglio puntare su entrambe, ricavandone maggiori benefici sul medio-lungo periodo e riducendo il fattore di rischio.

Girolamo Stabile

La finanza ai tempi dei social network

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Pubblicato su SocialCom a firma Girolamo Stabile

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Sono sempre più le app, gli strumenti e le piattaforme di stampo social dedicate a chi si occupa di finanza e investimenti ma come orientarsi tra questi strumenti? Di quali app ci si può fidare e quali prestazioni garantisce ognuna di esse?

Ai tempi di Facebook, Twitter e LinkedIn, le dinamiche social sono inevitabilmente giunte a interessare e contaminare anche il mondo della finanza e degli investimenti, spalancando così le porte all’avvento di nuove possibilità, in primis per quanto riguarda lo scambio delle informazioni e la condivisione di consigli utili a migliorare le proprie strategie.

Poter contare su più punti di vista, pareri e previsioni significa aver accesso a prospettive differenti e differenziate, aiutando in questo modo a non focalizzarsi su una sola strada da seguire. In altre parole, strumenti di sharing evoluti possono costituire un valido alleato nella gestione del proprio capitale e nella pianificazione delle transazioni. Per muovere i primi passi in quello che può essere definito come un nuovo scenario nel management degli asset è anzitutto necessario conoscere quali sono le vie percorribili.

Si prendano in considerazione piattaforme come Estimize se si desiderano conoscere le previsioni relative all’andamento dei titoli sul mercato azionario. L’approccio impiegato per formulare le previsioni è duplice: da una parte l’uso di complessi e avanzati algoritmi che analizzano le performance passate, dall’altra l’aggregazione di intuizioni raccolte da analisti, trader e insider. Il risultato così ottenuto si rivela spesso di gran lunga più accurato rispetto a quanto prospettano i singoli esperti del settore, poiché facendo leva sulle opinioni di più soggetti si va a ridurre in modo significativo il potenziale margine di errore. Lo stesso fa ClosingBell, applicando un metodo collaborativo e condiviso allo stock trading, mettendo altresì a disposizione approfondimenti e notizie aggiornate in tempo reale.

Impossibile non citare anche StockTwits, la cui vocazione social risulta ben chiara fin dal primo sguardo all’interfaccia. Una piattaforma frequentata da centinaia di migliaia di utenti a livello globale, il cui compito è quello di aggregare informazioni, indiscrezioni e previsioni relative ai singoli titoli, provenienti da affidabili fonti interne. Lo stesso vale per investFeed.

Ci sono poi applicazioni come Openfolio che nascono con l’obiettivo dichiarato di soddisfare un’esigenza ben precisa: rendere la gestione degli investimenti un’attività alla portata di tutti, facendo leva sulle enormi potenzialità della tecnologia mobile per creare un filo diretto tra chi desidera far fruttare il proprio capitale e gli esperti del settore. Il tutto nel nome della trasparenza. Nvestly fa lo stesso, unendo inoltre i diversi account utilizzati per il trading e fornendo così una panoramica immediata sull’andamento generale, rendendo il tutto social mediante l’interazione con i propri contatti.

Come affermavano i latini, “scientia potentia est”, ovvero “la conoscenza è potere”. Una locuzione che ha origini profondamente radicate nel passato, ma certamente applicabile anche all’odierno mondo della finanza, poiché il modo migliore per ottenere risultati è comprendere quali siano le chiavi del successo di chi vi è già riuscito. Da questa premessa nascono app come iBillionaire e Covestor, che monitorano le mosse di investitori ed economisti di alto profilo per carpirne i segreti. Un simile approccio può tornare utile soprattutto a chi muove i suoi primi passi in questo ambito, avvicinandosi al trading e necessitando inevitabilmente di elementi base sui quali sviluppare una propria strategia.

Tutto ciò posto, va infine ricordato che tutti questi nuovi strumenti non garantiscono alcun risultato ed ogni investimento deve sempre essere fatto avendo piena comprensione dei rischi di mercato.

di Girolamo Stabile.

 

 

Social media e rappresentanza diretta

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Pubblicato su SocialCom a firma Girolamo Stabile

Girolamo stabile

Qualche giorno fa il Movimento 5Stelle romano ha avanzato una proposta interessante: una delibera secondo cui sarebbero possibili petizioni online e voto elettronico relativo a referendum comunali con abolizione dei quorum.

Il tema è sicuramente attuale e potrebbe alleviare la sindrome di stanchezza e/o inefficacia di cui sembrano soffrire i modelli tradizionali di rappresentanza. Ecco la mia riflessione pubblicata su SocialCom.

Non considerando ai fini di questa riflessione sia gli aspetti propagandistici di questa proposta sia la reale politica amministrativa fin qui realmente svolta da questo movimento e dal sindaco che ne deriva, il principio avanzato della democrazia diretta attraverso internet è sicuramente meritevole di attenzione, in quanto, individua uno strumento contemporaneo, “elettrico e veloce” che se utilizzato correttamente potrebbe avere effetti importanti.

Come di recente notato nella recensione di “Contro le elezioni – Perché votare non è più democratico” che ho recentemente scritto per il quotidiano Blitz, l’utilizzo di un modello  bi-rappresentativo secondo cui una forma organizzata di partecipazione diretta dei cittadini possa essere chiamata ad esprimersi anche su materie tradizionalmente riservate ad organismi composti da cittadini eletti sarebbe il miglior rimedio possibile alla sindrome di stanchezza delle attuali istituzioni. Pertanto la proposta del M5S dovrebbe essere accolta con interesse.

Ciò posto, i giornali del giorno seguente (mercoledì 5 aprile) riportano alcuni commenti interessanti. Nei termini che seguono:

  • Roberto Giachetti, aperto ed intellettualmente onesto, riconosce in una intervista al Corriere della Sera il merito della proposta. Tuttavia, evidenzia il fatto che la materia, i cui termini sono stati esposti per le vie brevi in una conferenza stampa, riguarda temi per cui occorre consultare anche il consiglio comunale. Ciò in quanto si rende necessaria una modifica dello statuto comunale. Inoltre, l’eventuale piattaforma digitale da utilizzare non dovrebbe essere quella di proprietà del M5S, vale a dire Rousseau;
  • Piero Ignazi su Repubblica riconosce il valore della E-democracy, in particolare, l’effetto immediato della partecipazione. Tuttavia, pone alcuni elementi da considerare attentamente. Il primo elemento riguarda il digital divide che attualmente esiste nella nostra società. Infatti, non tutti i cittadini hanno dimestichezza o diretto accesso al web per ragioni anagrafiche, culturali etc. Di conseguenza, una parte della popolazione potrebbe essere esclusa dalla consultazione. Il secondo elemento riguarda l’identificazione personale dei partecipanti in una ipotetica consultazione. Il terzo ed ultimo elemento riguarda la definizione della agenda sulla quale i cittadini sarebbero chiamati ad esprimersi e la metodologica secondo cui i temi oggetto della consultazione emergono;
  • Infine, vari commenti alla proposta disponibili on-line si concentrano sull’eventuale conflitto di interessi nell’utilizzare il modello Rousseau e, dunque, si invocano anche vere e proprie gare pubbliche mirate ad identificare il modello software da utilizzare.

Per concludere, una proposta interessante che dovrebbe diffondere nell’amministrazione di un comune l’effetto real time del web dovrà inevitabilmente fare i conti con aspetti burocratici ma anche di merito. Un tema, questo, su cui gli operatori dei social media devono riflettere.

Finanza e Social Media: quali prospettive?

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Pubblicato su SocialCom
Finanza e Social MediaCirca 30.000.000 di utenti ogni mese generano sui social media quasi 70.000.000 di azioni su tematiche relative al mondo della finanza.
I Social rappresentano uno spaccato culturale molto ampio nel quale anche la finanza si è ritagliata un proprio importante spazio.

Per capire meglio quali siano le prospettive nate dall’incontro di questi due mondi ho fatto una chiacchierata con gli amici di SocialCom, magazine digitale con focus su web e social network.

Il mondo della finanza sembra ancora distante dai social media. È così?

«In realtà con l’avvento di piccoli fondi, o spinofff di fondi più grandi e istituzionali, i social media sono entrati nel mondo finanziario. Basta andare a guardare i siti e tutti hanno il collegamento a profili  Facebook, Instagram e Twitter. È chiaro che per le sue caratteristiche il social che è stato scelto come canale preferenziale è da anni LinkedIn: molti operatori finanziari lo usano per postare contenuti che ritengono di interesse per la propria community».

Una delle caratteristiche dei social è la comunicazione disintermediata. Le notizie circolano spesso senza il filtro di mediatori, come giornalisti o istituzioni. Quali sono i rischi e le opportunità?

«In generale credo sia un aspetto positivo. Chiunque può comunicare in modo immediato e diretto verso i propri contatti, il target a cui ha scelto di rivolgersi. Questo rappresenta di certo un rischio. Se il divulgatore della notizia vuole offrire un contenuto di qualità, allora il meccanismo è perfetto. Purtroppo spesso si dà molto potere a personaggi che vogliono solo fare mera propaganda e riempiono il Web di roba inutile e pericolosa».

Oggi ci sono tanti ragazzi giovani e di talento nel mondo dei social media che stentano a farsi notare in un Paese, come il nostro, dominato da una classe dirigente vecchia. Come si fa a emergere come hai fatto tu?

«La questione è complessa e riguarda un po’ tutte le categorie (avvocati, architetti, musicisti…). Anche se c’è da dire che chi lavora nel mondo digitale è di certo più penalizzato. Direi che c’è la necessità da parte dei giovani di imparare a comunicare ciò che fanno, quali sono le loro professionalità e come inquadrarle. Insomma, avere un atteggiamento anche proattivo. Il  contesto sta, tuttavia, mutando. Le aziende in genere hanno scoperto tardi il potere enorme della Rete e hanno capito finalmente quanto la loro reputazione si possa consolidare con un buon lavoro sui social media. Siamo in ritardo, ma le cose si muovono e si apriranno sempre più spazi interessanti per i giovani».

La disoccupazione ha spinto molti a cercare di mettersi in proprio sul digitale con le startup. Ma anche qui il quadro non è dei più rosei in Italia, scarsi investimenti e un altissimo tasso di mortalità. Perché gli investitori scommettono così poco su questi nuovi business digitali?

«Non tutte le startup sono Facebook e Snapchat, questo è un dato di fatto. Eppure proprio il successo di alcuni business digitali in Borsa spinge molti investitori a scommetterci. In generale, il fenomeno ha avuto una sua evoluzione e oggi lo startupper che viene fuori “con un’idea dal suo garage” ha poche speranze di essere finanziato. Questo perché gli investitori in genere scelgono di mettere soldi in neoimprese già un po’ più consolidate, con una chiara idea di business e una buona organizzazione. Quindi gli startupper devono fare un salto in avanti e presentarsi in modo più disciplinato, con numeri, metriche ottenute in una precedente fase di sperimentazione».

Il Private placement per finanziare le imprese, il mio intervento su Milano Finanza

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Pubblicato su Milano Finanza dell’8 marzo 2016 a pagina 18

private placementUn’impresa che non cresce è destinata alla stagnazione o, peggio, al lento esaurirsi della propria attività. Uno degli imperativi per ogni imprenditore è infatti quello di individuare costantemente strumenti che permettano l’espansione e il miglioramento dell’azienda, attingendo a risorse aggiuntive o alternative rispetto al tradizionale settore bancario.

L’acquisto di un nuovo macchinario, la costruzione di un impianto tecnologicamente avanzato, la conquista di un nuovo mercato estero, una campagna pubblicitaria per raggiungere un bacino più ampio di consumatori. Sono questi alcuni esempi delle esigenze che spingono un imprenditore a richiedere un prestito.

Lo scenario attuale caratterizzato ormai da tempo dal credit crunch presenta una serie di sfide, a causa della scarsa propensione al rischio in un momento di forte incertezza dei mercati. Per questo può essere utile rivolgersi a strumenti alternativi di finanziamento. Fra questi un ruolo interessante è costituito dal Private Placement.

Continua a leggere l’articolo sul sito di Milano Finanza

Su Startupitalia: Cosa sono i mini-bond e come possono aiutare a finanziare una startup

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Permettono alle piccole e medie imprese di rivolgersi direttamente al mercato dei capitali in alternativa al canale bancario tradizionale. Mini guida ad uno strumento poco noto ma utile per finanziare la tua startup

Come finanziare la tua startup

startupitaliaL’ampliamento o lo sviluppo di un’impresa presuppone necessariamente il reperimento di risorse finanziarie. Gli strumenti più usati sono generalmente il ricorso al credito bancario, il finanziamento soci o, in alcuni casi, il ricorso al venture capital. Tuttavia, sulla base delle attuali condizioni di mercato, questi strumenti presentano spesso diverse complessità.

È opportuno quindi concentrarsi su uno strumento alternativo, relativamente nuovo ma in grande espansione, utile per le aziende che hanno alle spalle già un po’ di esperienza, il “mini-bond”.

Ho approfondito il tema in un articolo sul magazine Startupitalia che puoi leggere qui. 

Una recensione del blog su Key4biz

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recensione sito girolamo stabileOggi Key4biz, l’autorevole quotidiano online sulla digital economy e la cultura del futuro, diretto da Raffaele Barberio pubblica una bella recensione del blog.

L’articolo sottolinea come il blog fornisca “una serie di consigli utili a chi investe e opera nel mondo della finanza a livello internazionale, sempre con un occhio attento alla realtà italiana”.  Il magazine coglie l’occasione anche per inserire il mio profilo nel suo Who is who.

Qui puoi leggere la recensione del blog.

 

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