Asset management: interpretare il cambiamento per affrontare le sfide del futuro

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La focalizzazione sui paesi emergenti, la semplificazione, la trasparenza, l’utilizzo delle nuove tecnologie sono gli elementi cardine per interpretare e gestire i cambiamenti in atto. Alla luce dei dati positivi sulla raccolta netta in Italia, occorre affrontare le nuove sfide per imparare a conoscere e dominare i mercati anche nei prossimi dieci anni. Le tendenze più interessanti in un report della società di consulenza Pricewaterhouse Coopers

Nel post precedente mi sono soffermato sul valore della lungimiranza e sull’importanza di comprendere in anticipo i trend che caratterizzeranno il mercato negli anni a venire. Questo non vale solamente per le aziende, ma anche e soprattutto per chi si propone come gestore per conto di investitori e necessita, giorno dopo giorno, della loro fiducia.

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I mercati cambiano ad un ritmo spiazzante, obbligandoci a non farci assorbire eccessivamente dalla gestione del quotidiano e a volgere lo sguardo al prossimo decennio. Quali qualità saranno richieste per svolgere bene il nostro mestiere nel 2020? Come evolverà il settore dell’Asset Management nei prossimi anni? Quali saranno le nuove sfide da affrontare e vincere? La multinazionale della consulenza Pricewaterhouse Coopers ha presentato in questi giorni un report sul settore dell’Asset Management interessante non solo per gli addetti ai lavori. Questi sono i dati e i punti che mi hanno colpito maggiormente e che vorrei condividere con voi.

Se guardiamo alla realtà italiana, il patrimonio in gestione, o AuM (acronimo di Asset under management) ha raggiunto i 1600 miliardi di euro, ad un ritmo di crescita del 19%. Un dato significativo, se consideriamo che il livello medio di crescita in Europa è stato del 4%. La raccolta fondi ha segnato un picco di 92,4 miliardi di euro, raddoppiando l’importo raccolto l’anno scorso e costituendo il 15% del totale netto a livello europeo.

L’Asset Management Leader di PwC, Elisabetta Caldarola, sottolinea che l’Italia, considerando anche i fondi round-trip e i flussi provenienti dall’estero, si posiziona al terzo posto in Europa per volumi di raccolta netta.

Questi dati positivi si inseriscono in un contesto molto più complesso e poco incoraggiante: la crescita stagnante, la minaccia della deflazione, le scosse telluriche a livello geopolitico. Gli investitori, nonostante un panorama dominato da tassi di interesse sorprendentemente bassi, continuano a giudicarci in base ad un unico parametro: i rendimenti che riusciamo ad assicurare loro grazie alla nostra professionalità e conoscenza dei mercati. Preso atto del momento attuale, il report di PwC dipinge uno scenario in vorticosa evoluzione. Per imparare a dominarlo, occorre prima di tutto conoscerlo e anticiparne le trasformazioni.

Il primo imperativo è lo spostamento del baricentro: la cosiddetta area SAAAME (America Latina, Africa, Asia, Medio Oriente) deve progressivamente diventare il nostro sorvegliato speciale, poiché sarà la vera fucina di crescita economica nel prossimo decennio. Questi paesi, contraddistinti da tassi di crescita a due cifre, rappresenteranno l’incubatore di una nuova classe media. Qualche dato: tra il 2010 e il 2020 i consumatori di tale fascia sociale aumenteranno di un miliardo di unità (un aumento del 180%). In un contesto globale pronto ad accogliere l’emergere di questi potenziali clienti, il nostro settore si vedrà affidare un patrimonio pari a circa 102 trilioni di dollari.

Una realtà che cambia ha inevitabilmente impatti sull’industria dell’Asset Management. Potenziare la rete di distribuzione e migliorare la capacità produttiva per aggredire nuovi mercati comporta necessariamente un aumento dei costi per almeno sette anni, stima PwC. L’adozione di nuove normative che impattano sul settore porterà ad una revisione del modello di business, aggiornando l’offerta e rivedendo i servizi offerti. Gli stress test della Bce e i controlli di qualità legati alla creazione di un Sistema di Vigilanza Europeo ridurranno lo spazio di manovra delle banche, aprendo agli operatori territori finora esplorati come i fondi di debito.

Che volto avrà il settore dell’Asset Management nel 2020? La ridotta capacità di penetrazione delle banche nel business non core spianerà la strada all’emergere degli asset manager quali “attori al centro della scena”. La loro attenzione si focalizzerà sui probabili vincitori del prossimo decennio: i paesi che dimostreranno la propria stabilità e la buona propensione verso i gestori del risparmio. I cosiddetti “gateway” saranno Irlanda, Lussemburgo, Hong Kong e Singapore; gli hub tradizionali (Londra, Parigi, Francoforte, New York) vedranno la loro posizione erodersi progressivamente.

Saltano all’occhio alcune novità più tecniche quali la trasformazione del modello commissionale e il graduale imporsi dei prodotti “alternative”. Da un lato la normativa andrà probabilmente nella direzione di quella britannica, imponendo il divieto di retrocessione delle commissioni ai distributori. Questo garantirà un trattamento più equo agli investitori retail, scoraggiando la tendenza di alcuni consulenti a consigliare alla propria clientela quei fondi che avrebbero garantito loro il maggior volume di commissioni. In seconda battuta, si prevede che per il 2020 i prodotti alternativi a gestione passiva cresceranno significativamente, fino a costituire il 35% degli AuM totali gestiti.

Una clientela più consapevole e prodotti semplificati rappresenteranno le due colonne portanti della creazione e del rafforzamento dei brand. Brand che faranno della chiarezza sui costi e della trasparenza il proprio valore distintivo.

I gestori del 2020 si muoveranno su piattaforme snelle, elaboreranno soluzioni su misura, beneficeranno del valore aggiunto legato a brand credibili. Le sfide da affrontare saranno numerose: una maggiore integrazione dei processi, l’attento sfruttamento delle economie di scala, l’attrazione e la formazione di talenti locali nei mercati emergenti, una garanzia di trasparenza assoluta per quanto riguarda le remunerazioni dei manager, strategie di comunicazione efficaci del valore sociale generato per gli investitori.

La sfida capitale negli anni che ci separano dal 2020 sarà quella tecnologica. Ad oggi solo il 40% dei gestori di fondi è attivo sui social media, limitandosi alla presenza passiva sul web. La chiave del successo sarà rappresentata dalla raccolta di informazioni comportamentali, che permetteranno ai gestori di “tradurre” le attese degli investitori in prodotti migliori. Tale traduzione passerà inevitabilmente attraverso la creazione di infrastrutture digitali, monitorando attentamente il sentiment del web.

In sintesi: attenzione ai i trend geo-economici a livello globale, cura del marchio, trasparenza e semplificazione. Questi gli “imperativi categorici” per gli asset manager del futuro.

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