Finanza e Social Media: quali prospettive?

postato in: Uncategorized | 0

Pubblicato su SocialCom
Finanza e Social MediaCirca 30.000.000 di utenti ogni mese generano sui social media quasi 70.000.000 di azioni su tematiche relative al mondo della finanza.
I Social rappresentano uno spaccato culturale molto ampio nel quale anche la finanza si è ritagliata un proprio importante spazio.

Per capire meglio quali siano le prospettive nate dall’incontro di questi due mondi ho fatto una chiacchierata con gli amici di SocialCom, magazine digitale con focus su web e social network.

Il mondo della finanza sembra ancora distante dai social media. È così?

«In realtà con l’avvento di piccoli fondi, o spinofff di fondi più grandi e istituzionali, i social media sono entrati nel mondo finanziario. Basta andare a guardare i siti e tutti hanno il collegamento a profili  Facebook, Instagram e Twitter. È chiaro che per le sue caratteristiche il social che è stato scelto come canale preferenziale è da anni LinkedIn: molti operatori finanziari lo usano per postare contenuti che ritengono di interesse per la propria community».

Una delle caratteristiche dei social è la comunicazione disintermediata. Le notizie circolano spesso senza il filtro di mediatori, come giornalisti o istituzioni. Quali sono i rischi e le opportunità?

«In generale credo sia un aspetto positivo. Chiunque può comunicare in modo immediato e diretto verso i propri contatti, il target a cui ha scelto di rivolgersi. Questo rappresenta di certo un rischio. Se il divulgatore della notizia vuole offrire un contenuto di qualità, allora il meccanismo è perfetto. Purtroppo spesso si dà molto potere a personaggi che vogliono solo fare mera propaganda e riempiono il Web di roba inutile e pericolosa».

Oggi ci sono tanti ragazzi giovani e di talento nel mondo dei social media che stentano a farsi notare in un Paese, come il nostro, dominato da una classe dirigente vecchia. Come si fa a emergere come hai fatto tu?

«La questione è complessa e riguarda un po’ tutte le categorie (avvocati, architetti, musicisti…). Anche se c’è da dire che chi lavora nel mondo digitale è di certo più penalizzato. Direi che c’è la necessità da parte dei giovani di imparare a comunicare ciò che fanno, quali sono le loro professionalità e come inquadrarle. Insomma, avere un atteggiamento anche proattivo. Il  contesto sta, tuttavia, mutando. Le aziende in genere hanno scoperto tardi il potere enorme della Rete e hanno capito finalmente quanto la loro reputazione si possa consolidare con un buon lavoro sui social media. Siamo in ritardo, ma le cose si muovono e si apriranno sempre più spazi interessanti per i giovani».

La disoccupazione ha spinto molti a cercare di mettersi in proprio sul digitale con le startup. Ma anche qui il quadro non è dei più rosei in Italia, scarsi investimenti e un altissimo tasso di mortalità. Perché gli investitori scommettono così poco su questi nuovi business digitali?

«Non tutte le startup sono Facebook e Snapchat, questo è un dato di fatto. Eppure proprio il successo di alcuni business digitali in Borsa spinge molti investitori a scommetterci. In generale, il fenomeno ha avuto una sua evoluzione e oggi lo startupper che viene fuori “con un’idea dal suo garage” ha poche speranze di essere finanziato. Questo perché gli investitori in genere scelgono di mettere soldi in neoimprese già un po’ più consolidate, con una chiara idea di business e una buona organizzazione. Quindi gli startupper devono fare un salto in avanti e presentarsi in modo più disciplinato, con numeri, metriche ottenute in una precedente fase di sperimentazione».

Il Private placement per finanziare le imprese, il mio intervento su Milano Finanza

postato in: Private Equity | 0

Pubblicato su Milano Finanza dell’8 marzo 2016 a pagina 18

private placementUn’impresa che non cresce è destinata alla stagnazione o, peggio, al lento esaurirsi della propria attività. Uno degli imperativi per ogni imprenditore è infatti quello di individuare costantemente strumenti che permettano l’espansione e il miglioramento dell’azienda, attingendo a risorse aggiuntive o alternative rispetto al tradizionale settore bancario.

L’acquisto di un nuovo macchinario, la costruzione di un impianto tecnologicamente avanzato, la conquista di un nuovo mercato estero, una campagna pubblicitaria per raggiungere un bacino più ampio di consumatori. Sono questi alcuni esempi delle esigenze che spingono un imprenditore a richiedere un prestito.

Lo scenario attuale caratterizzato ormai da tempo dal credit crunch presenta una serie di sfide, a causa della scarsa propensione al rischio in un momento di forte incertezza dei mercati. Per questo può essere utile rivolgersi a strumenti alternativi di finanziamento. Fra questi un ruolo interessante è costituito dal Private Placement.

Continua a leggere l’articolo sul sito di Milano Finanza

Su Startupitalia: Cosa sono i mini-bond e come possono aiutare a finanziare una startup

postato in: Private Equity | 0

Permettono alle piccole e medie imprese di rivolgersi direttamente al mercato dei capitali in alternativa al canale bancario tradizionale. Mini guida ad uno strumento poco noto ma utile per finanziare la tua startup

Come finanziare la tua startup

startupitaliaL’ampliamento o lo sviluppo di un’impresa presuppone necessariamente il reperimento di risorse finanziarie. Gli strumenti più usati sono generalmente il ricorso al credito bancario, il finanziamento soci o, in alcuni casi, il ricorso al venture capital. Tuttavia, sulla base delle attuali condizioni di mercato, questi strumenti presentano spesso diverse complessità.

È opportuno quindi concentrarsi su uno strumento alternativo, relativamente nuovo ma in grande espansione, utile per le aziende che hanno alle spalle già un po’ di esperienza, il “mini-bond”.

Ho approfondito il tema in un articolo sul magazine Startupitalia che puoi leggere qui. 

Una recensione del blog su Key4biz

postato in: Made in Italy, Private Equity | 0

recensione sito girolamo stabileOggi Key4biz, l’autorevole quotidiano online sulla digital economy e la cultura del futuro, diretto da Raffaele Barberio pubblica una bella recensione del blog.

L’articolo sottolinea come il blog fornisca “una serie di consigli utili a chi investe e opera nel mondo della finanza a livello internazionale, sempre con un occhio attento alla realtà italiana”.  Il magazine coglie l’occasione anche per inserire il mio profilo nel suo Who is who.

Qui puoi leggere la recensione del blog.

 

1 2 3 4 5 6